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San Sebastiano



Una festa tra storia e leggenda

San Sebastiano


Ogni anno il 20 gennaio a Castiglione Torinese si tiene la tradizionale “Festa di San Sebastiano”, organizzata dagli abitanti della località La Rezza. Questa tradizione, confusa tra storia e leggenda, risale, secondo il cronista Benvenuto Sangiorgio, citato dal Vittone in “Casa Savoia e Chivasso”, al secolo XIII. A quel tempo, Demetrio, re di Tessalonica, fratello del marchese Guglielmo VI del Monferrato era impegnato a combattere una guerra all’ultimo sangue contro i Turchi che minacciavano il suo regno. Quando l’esercito tessalico fu in serie difficoltà, Demetrio si trovò costretto a chiedere aiuto al fratello Guglielmo VI. Purtroppo il marchese del Monferrato non aveva sufficienti mezzi per recare soccorso al fratello quindi non gli restò che chiedere aiuto, a sua volta, a Federico II, figlio di Enrico IV, nipote del Barbarossa. Questi intervenne con un finanziamento di 9000 marchi d’argento, richiedendo come pegno alcuni possedimenti di Guglielmo VI: Castiglione, Chivasso, Settimo... Demetrio, grazie ai soccorsi avuti, riuscì a sconfiggere i Turchi e ritornato nel Monferrato, a far visita al fratello, decise di visitare anche Castiglione, paese che si era sacrificato per la sua causa. Portò in regalo dei semi di granturco, insegnò ai Castiglionesi come piantarli e li ammonì di non utilizzare il raccolto per alcuni anni. Qualche anno più tardi le locuste devastarono le campagne e nel paese si diffuse una terribile pestilenza che ridusse alla fame tutta Castiglione. Gli abitanti allora, d’accordo con le autorità decisero di utilizzare il granturco per preparare un’abbondante polenta che sfamasse la popolazione. La polenta di San Sebastiano è forse il ricordo di questo primo banchetto consumato con solennità alla presenza del Vicario Imperiale Bertoglio di Castiglione. Nella borgata si racconta che per non dimenticare quella polenta che salvò tanti castiglionesi dalla morte, qualche giorno prima del 20 gennaio i capifamiglia giravano di cortile in cortile suonando con la fisarmonica motivi tradizionali. Le donne richiamate dalle musiche uscendo dagli usci donavano loro legna, farina e salsiccia che venivano utilizzati il 20 gennaio in piazza per cucinare una grande polenta per tutti i Castiglionesi.

Nel pomeriggio, dopo la messa nella cappella dedicata a San Sebastiano, i bambini rompevano le pignatte e in terra finivano nocciole, cenere, segatura e frutta secca (biscoit). La festa proseguiva nei locali della Società Operaia e tra un bicchiere di freisa e uno di caplot cantavano e ballavano la canzone della polenta: “L’eva fuma, l’è già bujenta! Giù farin-a’nt el paireul. Tujra, tujra la polenta! Tujra, tujra fin ch’ as peul. - La polenta bionda o scura ch’a sia mola, ch’a sia dura a l’è ’n piat per tuti j gust.” A partire dal gennaio 1988 alcune famiglie de La Rezza decisero di rivalutare la più antica tradizione conservatasi in paese.

Per consentire una maggiore partecipazione, allargandola anche ai bambini delle scuole e ai lavoratori, si stabilì che i festeggiamenti in onore di San Sebastiano non venissero limitati solo al 20 gennaio, ma fossero ripetuti anche la domenica più vicina.