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San Claudio



La chiesa fatta con il miele

San Claudio


Il prevosto Marucco al suo ingresso in Castiglione, l’11 settembre 1887, trovava la chiesa parrocchiale fatiscente e senza fondi. Nel settembre 1902 veniva indetto un referendum tra le famiglie, le quali erano invitate a rispondere a tre quesiti: - Riparare la chiesa vecchia o costruirne una nuova? - In quale località dovrebbe sorgere la nuova chiesa? - Quale impegno finanziario assume la famiglia? L’esito del referendum, che ottenne 180 cartoline di risposta, non fu incoraggiante, anzi pareva che la volontà maggioritaria fosse di conservare la chiesa nella sua collocazione. Tuttavia, il prevosto Marucco, non scoraggiato dall’esito, tentò di far sorgere la nuova parrocchia in località Rezza, su terreni del Cottolengo poiché i terreni del beneficio parrocchiale erano acquitrinosi e troppo sotto la collina di San Grato. Ma le sue trattative non ebbero fortuna. Quindi assegnò all’ingegnere Carlo Maurizio Villa l’incarico di studiare e presentare un progetto di sistemazione di San Claudio. Persona di molto talento, amante del neogotico e anche di buon cuore, Villa offrì gratuitamente la sua opera. Su suggerimento dei Superiori e con l’assistenza dell’ing. Villa il prevosto chiese un contributo al Comune, ricevendo un deciso rifiuto: “La parrocchia di San Claudio non serve a nessuno”. Si cercò di forzare l’intervento, onde il Villa presentò una perizia giurata che dichiarava pericolante la chiesa. Il sindaco avv. Muratorio avvalendosi delle prerogative di Ufficiale di Pubblica Sicurezza, a scanso di ogni responsabilità, emise l’ordine di chiusura della chiesa dichiarata pericolante. Il prevosto informò il Prefetto il quale ordinò la riapertura. Per avviare i lavori di restauro il prevosto ricorse ai beni di famiglia che non furono sufficienti per pagare i debiti, allora don Marucco decise di ricorrere al miele. Cercò nozioni per sviluppare l’apicoltura, la raccolta del miele, la confezione in barattoli speciali e lo smercio del prezioso prodotto. Dopo un attento studio, diede vita con l’aiuto dei suoi parrocchiani alla nuova industria. Ogni cascina di Castiglione ebbe in poco tempo le sue arnie e i suoi apiari. Le donne si perfezionarono nell’avvolgere in graziosi involucri i vasetti di miele, e don Marucco si specializzò nello smercio del miele e della cera. La nuova industria apportò ben presto tangibili benefici economici a tutta la comunità. Ed i Castiglionesi risposero con generosità alle sollecitazioni di contribuire al restauro della chiesa, sia mettendo a disposizione risorse finanziarie, sia partecipando con entusiasmo ai lavori di scavo, di trasporto di materiale e di aiuto ai muratori. Il prevosto Marucco il giorno 28 agosto 1905, veniva ammesso in Roma all’udienza pontificia di Papa Pio X. Finita l’udienza pontificia, il prevosto di Castiglione si avvicinò al segretario del Pontefice mons. Giovanni Bressan e gli disse: "Ho notato che il Santo Padre è affetto da raucedine. Occorrerà che si curi, altrimenti diverrà afono e non potrà più tenere così bei discorsi. Io ho un rimedio portentoso contro la raucedine ed il mal di gola. Eccolo: lo faccia prendere dal Santo Padre e vedrà il prodigioso risultato."

In quel dire, estrasse dalla tasca della talare un vasetto di miele, ben confezionato e lo porse a mons. Bressan che ringraziò vivamente. Al ritorno don Marucco trovava una lettera da Roma, con lo stemma pontificio e, apertala, leggeva uno scritto di mons. Bressan che lo ringraziava a nome del Santo Padre del prodigioso miele e gli ordinava due dozzine di vasetti, autorizzandolo a mettere sulla carta intestata la dicitura: “Fornitore del Santo Padre”.