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Mario Gachet

Mario Gachet


Nacque a Torino in piazza Statuto il 15 agosto 1879 da una famiglia originaria di St. Etienne. Il padre, avvocato e proprietario di una fabbrica di velluti, era appassionato d’arte e fu amico di Vittorio Cavalleri, eminente personalità artistica del mondo culturale torinese di fine secolo. Il Cavalleri fu ospite a vita della famiglia Gachet e la sua amicizia segnò il destino di Mario, il quale, ancor giovanissimo, frequentò l’ambiente dell’accademia per seguire le lezioni dell’amico maestro. Dimostrò precoci e valenti qualità di pittore già nel 1892 con un quadro dal titolo “Grappolo d’uva”. Il Gachet fu presente fin dal 1902 alle Mostre quadriennali torinesi che avevano luogo presso il Circolo degli Artisti, dal quale, nel 1969, gli fu conferita la targa di decano dei pittori in attività. Nel 1911 allestì una personale a Londra e dal 1914 fu presente alla Galleria d’Arte Moderna di Torino con numerose opere tra cui “Pagine d’amore”, titolo che diede il nome alla mostra antologica allestita a Castiglione Torinese nel decennale dalla scomparsa. Viaggiò molto ed ebbe una produzione rilevante cimentandosi con svariate tecniche pittoriche compreso l’affresco di chiese e miniature. La sua bravura fu riconosciuta anche da Casa Savoia che acquistò l’opera “Anime e Dio” presentata all’Esposizione di Milano del 1914. La sua vita familiare fu segnata da alcuni eventi tristi. Sposatosi a vent’anni, restò vedovo dopo quattro anni con il figlio Benvenuto, che perse nel 1928 a solo vent’otto anni. La sua pittura aveva un carattere singolare e personale che la collocava nell’epoca storica e nel contempo ne rivelava l’animo dell’autore. Ne “Il Piemonte” del 23 ottobre 1923 così venivano commentati i suoi quadri per la XXV mostra degli Amici dell’Arte: «Sono quadri malinconici... egli piange l’abbandono desolato delle cose. È un paesista di rara efficacia, e uno spirituale: nella natura ritrae un’assenza misteriosa e creatrice di poesia.»
Nel 1949, lasciò la casa paterna di via Tripoli per trasferirsi in una villetta a Castiglione Torinese ove continuò la sua attività di fattiva presenza culturale. Fu lucido ed operoso fino all’ultimo, assistito dalla sorella Maria Teresa. Si spense ultracentenario il 18 febbraio 1981. L’opera di Mario Gachet fu vasta e qualificata, pervasa da una ricerca costante e segnata da una commovente malinconia. Questi sentimenti sono lucidamente espressi nelle parole di Vera Manuelle, giornalista francese: «Nella sua opera vi sono tutte le ricchezze della natura che parlano dell’anima, ma che essa non ha più tempo di ascoltare.»
Ricordare Mario Gachet significa rendere omaggio ad una personalità culturale che onora le genti di Piemonte e che Castiglione Torinese ha avuto l’onore di avere come cittadino.
Mario Gachet rimase fedele alla ricerca dell’emozione evocata dal paesaggio. La sua personalità e la sua opera sono espresse con incisive ed affettuose parole da Francesco De Caria: «Gli stessi ritratti, anche quelli dei bambini, sono in atteggiamento mesto, hanno la malinconia che pervade tutta l’opera di Gachet, espressa nella sua atmosfera corposa, intensa, tesa, che non ha spazi liberatori. Una malinconia che pare contrastare con quella serenità che chi gli fu vicino ricorda e che traspare anche in qualche opera tarda. Ma fu forse questa la serenità del saggio che una lunga e dura esperienza esistenziale ha reso cosciente della vicenda umana.»